Harden scalda i motori per la prossima stagione: “Rockets al pari dei Warriors”

Il Barba non ha dubbi sul valore della sua squadra, che quest’estate ha incrementato le possibilità di raggiungere la vetta della lega grazie all’arrivo di Chris Paul: “Quest’anno ci siamo anche noi. Ovviamente i Warriors rimangono la squadra da battere, avendo loro vinto due degli ultimi tre titoli, ma noi siamo lì con loro. Se lavoriamo sodo, abbiamo decisamente molte più possibilità di batterli rispetto alle ultime stagioni”.

Lo sapevi che…? #6 – Ville

-Dwyane Wade, La Gorce Island: Il giocatore dei Miami Heat ce ne ha messo di tempo per scegliere la sua casa ideale, ma alla fine ha trovato la dimora che cercava proprio in una delle zone migliori della metropoli della Florida. La villa, costata poco più di 10 Milioni di dollari, si trova su un’esclusiva isola poco lontana dalla terraferma e dispone di ben otto spaziose camere, nove bagni e due gigantesche aree-cucina. Inoltre nel parco circostante si trovano una grande piscina, un campo da basket ed uno da tennis, le residenze dei domestici ed addirittura una casa indipendente per gli ospiti.

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-Michael Jordan, Chicago: Il miglior giocatore di tutti i tempi sta cercando ormai da un paio di anni di vendere la sua incredibile villa dal valore di 29 Milioni di dollari (ma per cui lui ne chiede “solo” 15 ed offre in cambio anche delle rarissime scarpe Jordan autografate). La residenza, fatta su misura per MJ, comprende tre multi-garage, un’immensa palestra dotata di tutti i più costosi attrezzi, un campo da basket coperto a grandezza regolare, uno da tennis ed alcune buche da golf. La chicca finale è il cancello d’entrata su cui svetta un gigantesco numero 23.

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-Chris Bosh, Pacific Palisades: L’ex #1 dei Miami Heat, appena firmato il suo primo contratto da big, ha voluto subito investire un bel po’ di denaro sulla sua nuova casa; la mega villa, situata nelle colline della Florida tra l’oceano ed il canyon, dispone di una splendida piscina con un bar al centro, oltre che di sei camere, otto bagni, una palestra professionale, un cinema ed una sala biliardo. Attualmente la proprietà è in vendita per l’esorbitante cifra di 15 Milioni di dollari, ma la si può anche affittare pagando 45.000 dollari ogni mese.

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-Chris Paul, Bel Air: Il playmaker recentemente passato ai Houston Rockets si mangerà le mani pensando che ora dovrà probabilmente vendere la sua spettacolare villa di Los Angeles. La casa, costruita nel quartiere di Bel Air su un terreno di circa 4000 metri quadri, è stata comprata da Chris subito dopo il suo passaggio ai Clippers, nel 2011, per quasi 10 Milioni di dollari. Tra l’altro, l’ex proprietaria che ha concluso l’affare col cestista è nientemeno che Avril Lavigne, famosa popstar. La proprietà comprende otto camere, una piscina, una cantina, un campo da tennis, una palestra, un bar esterno, un cinema e pure una spa.

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-Dwight Howard, Longwood: Visti i recenti cambi di casacca, il lungo è stato costretto a mettere in vendita la sua grandiosa villa situata a Longwood, Orlando, pagata circa 8 Milioni di dollari (ora acquistabile “in saldo” per 5 Milioni). La casa, che vanta cinque camere, di cui una suite extra lusso, comprende al suo interno anche una cucina professionale, sette bagni, un cinema ed una piscina coperta con annesso bar; inoltre, all’esterno dell’edificio si trovano anche un laghetto con cascata utilizzabile come piscina all’aperto, un campo da tennis ed uno da pallacanestro.

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Mutombo vuole comprare i Rockets

L’Hall of famer, famoso per la sua tipica frase “Not in my house” detta dopo aver stoppato un avversario, oltre che per essere stato per quattro volte Defensive Player of the Year, ha dichiarato la sua intenzione di trovare soci che gli permettano di acquisire gli Houston Rockets, attualmente in vendita. Il congolese ha giocato per cinque stagioni a Houston, e vorrebbe approfittare del momento di risalita che la squadra sta vivendo grazie a James Harden e, da quest’anno, anche a Chris Paul.

Blake Griffin a vita ai Clippers?

Il lungo ha recentemente rinnovato con la franchigia californiana, e secondo le sue dichiarazioni questa è sempre stata la sua prima opzione: “Non ci ho dovuto pensare un secondo. Qui è dove voglio iniziare e finire la mia carriera”. Inoltre, interpellato sul futuro della squadra senza Chris Paul, si è detto tranquillo: “Sono molto fiducioso riguardo la squadra, l’obiettivo è quello di creare un gioco dinamico, in transizione e muovendo molto la palla”. Infine Griffin ha parlato del suo infortunio, dicendo che dopo il training camp sarà tutto a posto e che inizierà la stagione nella migliore delle condizioni fisiche.

Vincitori e vinti della Free Agency 2017 secondo Basketball Curiosities

Forse una delle free agency più concitate ed interessanti degli ultimi anni: tante le star che hanno cambiato casacca, spostando gli equilibri di entrambe le Conference. Vediamo chi ha sfruttato al meglio e chi invece ha sprecato l’offseason 2017.

Miglior free agency

Houston Rockets – Il Barba in questi mesi ha agito da GM per la franchigia di cui è leader: è suo, infatti, il merito di aver convinto Chris Paul a raggiungere Houston per puntare all’anello mai vinto coi Clippers. Oltre al formidabile ed esperto playmaker, arrivano anche PJ Tucker, ala di buon livello, Tarik Black, discreto centro di riserva, ed un terzetto di altri panchinari interessanti come Shawn Long, Jarrod Uthoff e Tim Quarterman. Inoltre dal Draft è arrivato, con la quarantatreesima scelta assoluta, Isaiah Hartenstein (che secondo i mock draft doveva essere scelto ben prima).

Peggior free agency

Indiana Pacers – La partenza di Paul George era nell’aria, ok, ma la dirigenza non ha saputo sfruttare al meglio l’occasione: Victor Oladipo e Domantas Sabonis sono certamente due giocatori giovani ed interessanti, il cui valore però non raggiunge neanche lontanamente quello di PG13. Inoltre, al posto di Jeff Teague è arrivato l’incostante Darren Collison, mentre in cambio di CJ Miles è arrivato Bojan Bogdanovic, buon giocatore ma nettamente limitato. Almeno il Draft non è poi andato così male, viste le aggiunte di TJ Leaf, buon lungo moderno, Ike Anigbogu, altro lungo decisamente più acerbo ma interessante, ed Edmond Sumner, playmaker atletico anche se spesso soggetto ad infortuni; tuttavia nessuno dei tre giovani scelti sarà in grado di contribuire concretamente fin da subito.

Miglior trade

Detroit Pistons – La squadra di Stan Van Gundy compie un’ottima mossa approfittando delle grandi manovre in casa Celtics: a Boston va l’ala Marcus Morris, buon giocatore versatile ma senza grandi exploit, ed in cambio arriva l’ottima guardia Avery Bradley. Il ventiseienne porta tanta difesa e buone percentuali al tiro da fuori ai Pistoni, che ne avevano davvero bisogno vista la scorsa stagione conclusasi decisamente sotto le aspettative.

Sorpresa free agency

Los Angeles Clippers – Dalla squadra losangelina ci si aspettava il peggio in questa free agency, viste le scadenze contrattuali di Paul e Griffin. Invece i pronostici sono stati ampiamente superati: dopo la partenza di Chris Paul in direzione Houston, la dirigenza ha deciso di rinnovare Blake Griffin per non ritrovarsi completamente senza superstar a roster. Inoltre, in una trade parecchio vantaggiosa è arrivato il nostro compaesano Danilo Gallinari (in uscita Diamond Stone ed una prima scelta) e dall’Europa è finalmente sbarcato in NBA Milos Teodosic, illuminato playmaker serbo che, se tutto va bene, sarà la prima scelta in cabina di regia.

Free agency, le firme – East/West #10

Siamo ormai giunti quasi alla fine della free agency, ed ormai i giocatori disponibili sono sempre meno. Qualcosa però si muove ancora.

Ad Est, l’ala Reggie Bullock firma il rinnovo con i Detroit Pistons: per il ventiseienne biennale da 5 milioni totali. Ci sono inoltre rumors rigurdanti un possibile arrivo agli Orlando Magic per il giocatore canadese dell’Olympiakos Khem Birch. Ad Ovest, invece, i San Antonio Spurs rimpolpano il reparto lunghi con il francese Joffrey Lauvergne; non si sanno però ancora i dettagli del contratto firmato dal venticinquenne. Infine i Rockets, che dopo l’arrivo di Chris Paul hanno in mente di accaparrarsi Carmelo Anthony per completare un terzetto di superstar che potrebbe rivelarsi mortifero per la concorrenza.

Lo sapevi che…? #3 – Numeri di maglia

-Michael Jordan scelse il numero 23 in quanto voleva diventare bravo almeno la metà di suo fratello, che infatti aveva il numero 45. Inutile dire che poi non solo diventò più bravo del fratello, ma anche di tutti gli altri.

-Il numero 0 di Damian Lillard è in realtà una lettera O: infatti D-Lill è nato ad Oakland, ha giocato in un college di Ogden ed ora gioca in Oregon.

-Dwayne Wade gioca col numero 3 sulle spalle in quanto, essendo lui molto religioso, quello è il numero della Trinità.

-Il 35 che Kevin Durant usa dal suo primo giorno in NBA è un tributo al suo allenatore di college, che morì all’età di 35 anni.

-“Wunder”Dirk Nowitzki, quando arrivò ai Mavericks, scelse il numero 41 perché il numero che voleva, il 14, era già occupato.

-Russell Wesbrook scelse la maglia numero 0 perché per lui stava a significare un nuovo inizio rispetto agli anni collegiali, una spinta per ricominciare da capo e fare le cose al meglio.

-Il numero 3 di Chris Paul ha forse il significato meno complicato di questa lista: siccome anche le iniziali di suo padre e suo fratello erano C.P., il play quando nacque diventò il terzo della famiglia con quelle iniziali. Dunque, CP3.

-Dwight Howard decise di indossare il numero 12 sulla schiena per onorare il 21 di Kevin Garnett, suo idolo. In realtà poi, quando i due si trovarono nelle Eastern Conference Finals del 2010, il loro incontro non fu esattamente “amorevole”.

-Il numero 16 di Pau Gasol ha motivi “patriottici”: in Spagna, infatti, al rookie della squadra viene spesso affidato il 16 o il 17. Per lui il Barcellona scelse il 16, che si rivelò decisamente fortunato; per questo Gasol lo conservò anche in NBA.

-LeBron James finora ha avuto due diversi numeri: il 23 ed il 6. Il primo fu il 23 in onore del suo giocatore preferito, Michael Jordan. Quando arrivò ai Miami Heat, però, non potè sceglierlo (il numero era infatti già stato ritirato); quindi decise di utilizzare quello del suo secondo giocatore preferito, il 6 di Julius Erving. Ora, coi Cavaliers, è tornato ad usare il 23.

La coppia Harden-Paul può funzionare?

Dopo l’ufficialità del passaggio del playmaker dai Los Angeles Clippers agli Houston Rockets, la domanda sorge spontanea: come funzionerà la convivenza tra Chris Paul e James Harden? Potranno essere due giocatori compatibili?

Perché sì

Harden nella stagione 2016-17 ha giocato per la prima volta da playmaker, nonostante il suo ruolo primario sia quello di guardia tiratrice; D’Antoni ha deciso di affidare a lui il pallone aggiungendo al roster buoni tiratori (Eric Gordon, Ryan Anderson, Lou Williams…) in modo che lui potesse giocare l’1 contro 1 con la possibilità di scaricare la palla per buoni tiri. Con l’aggiunta di Chris Paul, l’azione non comincerà più con la palla nelle mani del Barba; questo potrebbe essere un buon espediente per distribuire il gioco dei Rockets tra più giocatori, diventando così sempre meno dipendenti dalle prestazioni della star della squadra e riportando ognuno alla posizione più consona sul campo. Inoltre, la presenza dell’ex Clippers potrebbe essere molto utile per lasciare Harden in panchina a rifiatare un po’ più spesso rispetto alla passata stagione.

Perché no

Potrebbe invece succedere che le due presenze ingombranti si scontrino, creando problemi a tutta la squadra come è a tratti successo proprio ai Clippers del trio Paul-Griffin-Jordan. Questo potrebbe accadere nel caso in cui, avendo James Harden meno responsabilità e leadership dell’anno scorso, le sue prestazioni si adeguino a ciò scendendo notevolmente di livello. C’è poi da ricordarsi che l’ex Thunder non ha mai dimostrato alcuna voglia di difendere e, se anche l’anno prossimo deciderà di continuare su questa linea, potrebbe rivelarsi più dannoso del solito per i compagni.

 

In definitiva, non si può sapere come andranno le cose nella stagione 2017-18 degli Houston Rockets. Certo è che, se tutto dovesse andare secondo i piani (la dirigenza starebbe addirittura pensando di acquisire un terzo big durante la free agency), la squadra texana potrebbe legittimamente candidarsi per il Larry O’Brien Trophy, coppa che Chris Paul insegue ormai da tanto, troppo tempo.